A wind sprang high in the west
like a wave of unreasonable happiness
Un angolo di Genova
Un gatto di legno lituano
Un impiegato
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Non ho più parlato molto dei miei referrer. Non sono entusiasmanti come quelli di Hardla, e quindi su questa cosa ho il complesso di inferiorità, anche se gli accessi dall'inizio dell'autunno sono aumentati molto (a ottobre ho fatto il record di visitatori unici) e qualcosa di carino negli ultimi mesi è capitato. Niente di sconvolgente.
Questo però lo devo riportare. Oggi qualcuno da un server della Camera dei Deputati ha cercato su Google "dimmi qualcosa di sinistra". Pensavo che non avessero bisogno di suggerimenti... ;-)
A proposito di blog influenti. Massimo Mantellini fa il punto, con la consueta chiarezza, sul peso dei blog nell'informazione. Porta l'esempio della "scoperta" da parte di Wittgenstein, il blog di Luca Sofri, del collegato alla finanziaria che implicava una variazione alla legge sul diritto d'autore che, per il momento, sembra scongiurata proprio a seguito della discussione innescata su Wittgenstein. Ripresa da centinaia di altri blog, ma non solo: rimbalzata abbastanza velocemente sui giornali e su altri media. Soltanto cinque anni fa, osserva Mantellini, la petizione promossa in rete contro un provvedimento sulla stessa materia (e di miopia e pericolosità simili) non ha fatto molta strada. Non c'era l'attenzione che c'è attualmente sui blog e sulla rete in generale: oggi i giornalisti, ma anche i politici, si adeguano e guardano con più considerazione una realtà di cui hanno sempre diffidato. Sarebbe dunque incominciato un processo di accreditamento che in breve potrebbe portare a cambiamenti significativi nel modo di fare e di porgere informazione.
Si potrebbe obiettare che Luca Sofri è un giornalista nato e residente su altri media prima che su internet, ed è quindi più facile per i contenuti veicolati da lui "passare" alla carta o all'etere. Ma che Wittgenstein sia un blog influente nessuno lo metteva in dubbio, e a maggior ragione dopo questo episodio.
Il pericolo, prosegue Mantellini, è "applicare alla rete le gerarchie comunicative alle quali siamo stati fino ad oggi abituati". E porta l'esempio di Bruno Vespa che a un convegno pretendeva di sapere da un blogger quali fossero i cinque blog più importanti. La stessa domanda alla quale immaginavo di non poter rispondere, qualche giorno fa. Sì, è un pericolo, ma è un pericolo relativo. La storia della comunicazione su internet, finora, dimostra ampiamente che gli schemi televisivi applicati al web non funzionano. Tutti i portali generalisti spuntati come funghi intorno al 2000, che si immaginavano di diventare "da grandi" gli ammiragli del web italiano, sono miseramente naufragati o si sono rassegnati ad essere costole della televisione da cui sono nati, come jumpy.it. Non funzionano sulla rete gli schemi della comunicazione monodirezionale, forgiati su un'interattività inesistente o embrionale. Ci sarà sempre, o meglio per molto tempo ancora, il Vespa di turno che cercherà di applicare questo schema, ma è praticamente un riflesso condizionato che non incide sulla realtà, perché è completamente superato dai fatti.
Volendo proseguire il ragionamento di Mantellini, direi che non sono Wittgenstein o altri a essere influenti di per sé, ma è la rete di blogger che si è creata con loro ad esserlo. Un blog da solo non fa nulla. Se i contenuti di alcuni blog passano più facilmente rispetto a cinque anni fa su altri media, è perché le connessioni tra i blog sono diventati salde e meno labili. Un blog, al di là di tutte le definizioni che lasciano il tempo che trovano, è un nodo vivo e personale. Se migliaia di persone tengono in piedi i loro blog per due, tre, quattro anni di seguito, interagendo tra di loro, diventa sempre più difficile far finta che non esistano, o pensare che il tempo e le energie personali investite non siano paragonabili, complessivamente, a quelle necessarie per informare attraverso un giornale o una radio. O che almeno non siano un pezzo di realtà interessante e qualificato da interpellare, per cercare le notizie. In fondo i giornalisti, quando cercano le notizie, non cercano solo archivi di dati ma cercano anche delle persone: cercano le loro opinioni o la loro capacità di essere testimoni. Su internet, e soprattutto sui blog, trovano tutto: dati, persone, opinioni, testimonianze.
Pur rimanendo della mia idea riguardo alla pubblicità dai link nel testo, prendo atto che non tutti combinano i disastri di edintorni.
Un servizio che dimostra maggiore esperienza e maggiore rispetto della specificità del web è Intellitxt di Vibrantmedia, che non a caso è scelto da un sito di qualità come Zeusnews.
Anche Intellitxt, che aderisce all'IAB (Interactive advertising bureau), usa la doppia sottolineatura, e l'alt text dedicato allo sponsor. Ma intanto usa un colore verde, quindi non interferisce con gli standard W3C, o meglio non sempre: se al messaggio pubblicitario si sovrappone un link inserito dal redattore, vince il blu standard dei collegamenti ipertestuali. E questo sembrerebbe un problema da risolvere, almeno dal mio punto di vista. Altro elemento positivo è che si evita la ridondanza del messaggio nella barra destra.
Ma soprattutto la scelta di collegare determinate parole o frasi a un approfondimento pubblicitario appare sempre abbastanza pertinente all'argomento trattato nel testo. Forse, più che la tecnologia, aiuta il fatto che la pubblicità veicolata da Zeusnews è già in partenza abbastanza specialistica. Mi riservo quindi ulteriori considerazioni, anche di segno opposto, qualora dovessi verificare un comportamento diverso della stessa tecnologia su un altro sito.
Insomma, l'interferenza con il contenuto è quasi limitata a un piccolo fastidio. Intellitxt proclama però il totale automatismo del servizio e non dà dunque possibilità di correggere manualmente ai sottoscrittori eventuali forzature dell'associazione keyword - advertising, e questo può essere un limite.
Chiamato in causa da Tambu in modo del tutto inopinato ma, devo dire, gratificante, dico la mia sulla
questione "influente - popolare". Un blog può essere popolare ma non influente, dice Tambu: altro è poter vantare petabyte di banda occupata dagli accessi contemporanei, altro è occupare altrettanta banda neuronale (e perché no, passionale) dei navigatori.
Credo che Tambu abbia ragione e che sia un errore tentare di assimilare la rilevanza, problema tipico di un motore di ricerca che deve presentare contenuti il più vicino possibile alla richiesta dell'utente, con la capacità attrattiva, problema tipico di un servizio web, sia un sito, un blog o altro. Sono due grandezze affatto diverse, e mi sembra una forzatura usare il criterio guida che definisce la metrica di una come valido anche per l'altra. Il ragionamento di Google è: se un sito ha tanti link in entrata vuol dire che è tenuto molto in considerazione dai navigatori, vuol dire che è autorevole o che in qualche modo risponde a un loro bisogno meglio di altri. La link popularity secondo Google non è altro che questo: è un dato di fatto indiscutibile, che nulla dice sulla rappresentatività della risorsa web in senso lato. Le classifiche di Technorati e di altri, invece, tendono a conferire un valore sociologico ai risultati della loro attività di ranking, ma il criterio ispiratore è lo stesso che usa google, magari con qualche aggiustamento. Ma allora non ha senso parlare di influenza. Perché se ne parla? Perché, presentando i blog prevalentemente opinioni e weltanschauung, si ritiene doveroso indicare i nodi più frequentati al navigatore medio, che si presuppone disorientato dalla coralità poco sinfonica della blogosfera, dal pullulare di proposte e punti di vista di una varietà quasi allucinogena.
Ma è davvero utile? Davvero è l'approccio più interessante a questo universo? Non lo so. Ci devo pensare, ma a naso risponderei di no. Non so se rientro nella media, ma non penso alla blogosfera come a un insieme di antenne tra le quali dovrei individuare la raiuno o la canalecinque della situazione. Certo, ci sono dei blog che leggo più volentieri e che considero molto autorevoli. Ma ci sono arrivato un po' per caso un po' seguendo amicizie e suggestioni del tutto personali, e se mi chiedessero quali sono i cinque o sei blog che ritengo più autorevoli degli altri, so che non potrei formulare una risposta soddisfacente. La blogosfera è un prisma, un aleph, e mi interessa per questo, per la possibilità di creare miriadi di combinazioni e percorsi diversi, come nella vita reale. Sono abbastanza convinto che, come nella vita reale, la popolarità e l'influenza di un blogger, in senso sociologico e non tecnico, sia in gran parte casuale. O abbia almeno quell'affascinante apparenza di caso che non vorrei mai mettere tra parentesi, come non vorrei farlo per un incontro pieno di significato.
Dieci anni fa chi voleva guardare avanti parlava volentieri di net computer, ovvero di un computer sempre più leggero ed economico, con pochissimi applicativi, che usasse spazio disco e programmi disponibili sulla rete e li condividesse con altri utenti. Una riduzione (o se si vuole una utile banalizzazione destinata alla generalità degli utenti) dell'idea del network computing. Secondo questo modello il NC avrebbe dovuto soppiantare il PC.
Ora è arrivato google docs, tassello fondamentale della strategia di espansione del motore di ricerca più usato al mondo: strategia che sembra sempre di più ispirata all'idea del net computer. Se è cambiato il mezzo (preferire le acquisizioni agli sviluppi fatti in casa, ma solo parzialmente) non è cambiato il fine. La novità, rispetto a dieci anni fa, è che nessuno sente più il bisogno di soppiantare il PC, se non per eliminare il problema delle costose licenze dei programmi più usati, le suite di office, quelle di cui nessuno può fare a meno. Un pc sempre più potente, in realtà, va benissimo per condividere lavoro e applicativi sulla rete. La potenza di calcolo è cresciuta, i prezzi sono calati. Ma il NC è un traguardo ancora nitido e promettente, e google è il suo più deciso sostenitore.
Quindi insomma, niente male: non ho più bisogno di word per creare un documento word e di excel per creare un documento excel, perché il lavoro su google docs lo posso salvare anche in quei formati. E non ho bisogno neanche di una suite analoga a office che salvi i documenti nei formati microsoft (quindi le suite per i Mac, oppure openoffice). Sì, è vero che per i documenti di testo potevo già farlo con writely, ma quanti lo usavano prima che l'acquisisse google? Nel momento in cui scelgo un programma o un servizio web è fondamentale, per me, sapere che lo usa un gran numero di utenti: significa che posso condividere meglio il mio lavoro, parlare un linguaggio comune con tanti, preferibilimente con tutti o quasi. Se poi, come nel caso di google docs, la condivisione dei documenti è una delle caratteristiche fondamentali, ancora meglio. Posso creare un documento e un foglio di calcolo e assegnarlo a un gruppo di lavoro, in lettura o in modifica. Tutto su internet. Con strumenti semplici e potenti.
Un altro esempio di sponsored link tremendamente invasivo. E un altro ancora. La brutta abitudine di inquinare i collegamenti ipertestuali sta prendendo piede, e non è più limitata agli spam site. Così si stravolge completamente il contenuto. E per un sito che vuole essere di informazione è ancora più grave.
Ribadisco quanto già detto in un post precedente: gli inserzionisti sul web non dovrebbero invadere il contenuto. L'Internet non è la televisione: in un istante si finisce in una black list dalla quale è difficile poi uscire, l'utente ha gli strumenti per punire e non perdona. La via maestra per una pubblicità non molesta è l'identificazione degli spazi da destinare alle inserzioni coniugata alla pertinenza. Il link è l'essenza di internet. Inquinarlo equivale a rompere il giocattolo. È come versare petrolio in mare e impedire lo scambio vitale di luce e ossigeno tra il fondo e la superficie.
l'immagine è tratta da greenpeace.it
È la prima volta che mi capita di vedere una cosa simile: Newsland ha cominciato, non so da quando, a usare i testi dei post sui newsgroup per evidenziare parole chiave che rimandano a inserzioni pubblicitarie. In altre parole, se una parola pubblicata da un autore qualsiasi su un newsgroup rientra in un elenco di keyword acquistate dagli inserzionisti di Newsland, la parola diventa un link all'inserzione. Esempio: su it.arti.musica.spartiti un tale ha postato testo e accordi di L'amore conta di Ligabue? Benissimo, dice Newsland: evidenzio la parola amore tutte le volte che ricorre (una bella cifra, venti volte) e ne faccio un link a pubblicità di siti di agenzie matrimoniali e incontri online; dalla parola viaggio rimando naturalmente a inserzioni di agenzie di viaggio. Che bellezza...
Si dirà che è una fatale evoluzione della pubblicità su internet: del resto google fa comparire la sua famosa barra destra con le inserzioni dappertutto, non solo nelle pagine di ricerca e nei siti che accettano l'affiliazione ma anche nei messaggi di posta di gmail.
A me non sembra proprio la stessa linea. Google ha sicuramente raggiunto tecniche molto sofisticate di profilazione: non voglio neanche sapere incrociando quali dati, ma sta di fatto che gli annunci che appaiono sulla destra delle ricerche che faccio e delle mie mail sono sempre molto pertinenti e, in molti casi, interessanti. Però il confinamento delle inserzioni nella barra destra mi lascia libero. Anzi, poiché le inserzioni sono spesso interessanti, mi danno la possibilità di estensioni proficue alla navigazione. Insomma, non solo non mi danno fastidio, ma comincio seriamente ad apprezzarle. Con la barra destra di google ho scoperto servizi web che forse non avrei mai raggiunto, perché alla fine non riesco per mancanza di tempo e voglia a fare tutte le ricerche mirate che vorrei fare.
La pubblicità invade, da quando esiste, e non può fare altrimenti. Invade spazi: muri, mezzi pubblici, pagine di giornali, schermi televisivi e pagine web.
Le forme di invadenza variano da mezzo a mezzo. L'invadenza non può essere tale da far fuggire il destinatario del messaggio (che, non si dirà mai abbastanza, non coincide necessariamente con il potenziale cliente) ma non può neanche rinnegare se stessa: deve invadere, e trovare le occasioni e lo stile di invadenza più proficui.
Secondo me l'invadenza della pubblicità su internet dovrebbe avere un limite invalicabile, il contenuto: inteso non solo come testo, ma come progetto grafico ed editoriale. Le inserzioni dovrebbero stare in spazi appositi definiti dal progetto. Ciò che fa newsland è, da questo punto di vista, profondamente scorretto: perché è un'interferenza sul contenuto dell'autore, che non ha niente a che fare con Newsland e con qualsiasi sito decida di pubblicare i contenuti dei newsgroup. Le discussioni sui newsgroup sono notoriamente a formattazione zero perché viaggiano normalmente su protocolli di posta, non su http, anzi esistono specifiche di formattazione convenzionali per chi frequenta abitualmente i newsgroup, come gli asterischi per il grassetto. Il servizio che fornisce Newsland è la possibilità di leggere i newsgroup via web, cosa molto utile: dovrebbe fare molta attenzione a non adulterare il suo servizio principale. Aggiungere formattazione significa alterare il contenuto, che non è di proprietà di nessuno. Se un sito decide di sviluppare contenuti propri ci può anche stare che identifichi delle parole calde che rimandano a inserzioni pubblicitarie. Ma in quel caso i testi, oltre ad essere di proprietà del sito, saranno anche predisposti a questa funzione. Se invece prendo il mare magnum dei newsgroup e ne frullo tutti i contenuti filtrandoli attraverso un elenco di keyword, può succedere di tutto, creo collegamenti ipertestuali a caso che non rispettano la specificità del contenuto e non è detto che siano particolarmente premianti per gli inserzionisti. Non sarò io a premiarli, se non altro.
Pochi accessi e poche new entry significative nei referrer, in questi mesi di assenza. Molti chiedono al loro servizievole amico google di spiegare cos'è una chitarra. E non solo, anche più precisamente: cos'è una chitarra semiacustica. Avverto che qualcuno sta cercando uno psicologo sui blog, anzi sui blog di splinder. Speriamo che lo trovi presto. Nel caso qualcuno trovi commenti tipo "wendy... wendy..." faccia un fischio.
Io sono su fastweb e sono pulito. No, perché wind pagata tangente. ![]()
Nella top ten delle badilate di kultura primeggiano da mesi, oltre all'inamovibile Chesterton, anche Fibonacci e i suoi paradossi (carino come nome di un complesso), Luther Blisset e il Fedone. Il premio della categoria va però allo spirito inquieto che ha cercato "tutto e niente" filosofia. Forse cercava qualcosa di più spesso del mio blog, ma, che dire... "meglio che niente".
Nella cronica mancanza di roba hard o almeno scollacciata, mi consolo con qualcosa di molto afrodisiaco: il piri piri. Cos'é? È il peperoncino in portoghese. Vallo a sapere che il refrain più bello della canzone italiana (quello che ho ricordato per il settantesimo compleanno di Jannacci) era anche così piccante.
Anche se i referrer purtroppo non sono "peggiorati" come speravo (devo parlare male 'zzo devo parlare male) maggio è stato un mese interessante per il blog.
In testa alla classifica la risposta al monologo di Bisio, che ha portato nei primi giorni del mese un insolito aumento di accessi: triplicati dal 4 maggio sono poi scesi gradualmente ai normali livelli di traffico, ma per tutta quella settimana ho avuto più accessi del solito. Senza volerlo quindi ho intercettato chiavi di ricerca molto usate in quei giorni: Bisio, Claudio Bisio, monologo Bisio, i bambini sono di sinistra, i bambini sono di destra e diverse varianti, che complessivamente costituiscono oltre il 40% dei referrer dell'intero mese. La più notevole è Claudio Bisio contro l'ora di religione, ma è interessante soprattutto notare che i molti che cercavano il testo del monologo non si sono limitati a digitare la frase più ricorrente in quel testo (i bambini sono di sinistra) ma l'hanno messa insieme agli elementi che evidentemente sono rimasti più impressi: Che Guevara, ora di religione, Peter Pan, girotondi. Sono così teneri, questi bambini di sinistra... ;-)
A proposito di Peter Pan, ho scoperto che le favole "tirano" assai. È bastato un piccolo accenno a Cenerentola Pocahontas eccetera, sempre in quel famoso post del 2 maggio, per incontrare una decina di richieste su di loro o su qualcosa di collegato a loro: stereotipo e pocahontas; Cos'è il complesso di Cenerentola. Tra queste lascia ulteriori motivi di riflessione un Peter Pan cagata :-)
È risaputo, invece, che i testi delle canzoni su internet sono ricercatissimi. Quindi niente di strano nel vedere molte richieste per le diverse canzoni che mi è capitato di citare. Una però proprio non la capisco: Over the rainbow pugnetti...
Naturalmente sono contento che alcuni abbiano cercato da me un menu sfizioso facile e una ricetta di pasta all'uovo con immagine, anche se temo che siano rimasti un po' delusi.
Sarà la primavera, ma le sconcertanti sorprese d'amore mantengono un buon dieci per cento. Mah...
Ieri tre visitatori diversi, uno da Monza, uno da Lecce e uno non so, sono capitati qui cercando "sorprese d'amore". Nei giorni prima altri tre, sempre da luoghi diversi: tutti questa settimana comunque. Sarà la primavera.
Mi incuriosisce che sia una ricerca così frequente: finora è la prima chiave di ricerca nelle mie statistiche. Capisco che si cerchi "sorprese" o "amore", può venire da tanti modi di vedere diversi. Ma l'espressione intera presuppone qualcosa di meno generico, una mentalità, un modo di vedere le cose, uno stile letterario. So che esistono degli studi sugli epistolari amorosi di gente comune di un secolo fa che cercano di rintracciare stereotipi della letteratura e dei "media" dell'epoca nelle parole usate per scrivere alla persona amata. Questo mi sembra uno stereotipo da baci perxxxna. Scusate l'autocensura, ma mi trovano con chiavi già fin troppo sdolcinate e cioccolatose, non vorrei aggravare la mia posizione. Credo che istituirò il 14 febbraio come unico giorno di chiusura annuale del blog.
E io che speravo in qualcosa di più sfizioso... Ditemi, sono poco audace? Eccedo in eufemismi? Devo assumere Er Monnezza come web marketing consultant? Devo parlare male, devo essere più triviale? Tutte le statistiche di qualsiasi sitarello del mondo sono piene di cose irripetibili, mi sento escluso. Perché nessuno cerca da me l'amore con la a minuscola? :-DD
Alcuni poveri cristi sono incappati nel mio blog sperando di trovare qualcosa di utile su:
sorprese
idee fare sorprese
roland barthes camera chiara analisi
chitarra voce "over the rainbow"
immagini hippies anni 60
padre non biologico
immagine diavolo rosso
sito inno-hit
elenco delle più belle canzoni d'amore
Vabbé, cari amici, spero che sia stato ugualmente bello. Almeno il tempo di alcune delle vostre visite lo lascia supporre :-)