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martedì, 17 ottobre 2006
Trova l'aggettivo

Quando ho qualificato con un certo aggettivo l'aggressione alla Moratti e a suo padre in occasione del oorteo del 25 aprile ho ricevuto delle critiche. Non nei commenti, ma a voce, e anche indiretti: le cose che si dicono o si scrivono alludendo, con ironia malcelata, a qualcosa, come se l'enormità l'avessi detta o fatta io.
Beh, ma allora questo episodio come lo vogliamo qualificare? Trovino i miei critici l'aggettivo adatto. Per me, se ha ancora senso usare quella parola, va usata proprio in occasioni come questa.

Postato da: cronachesorprese a 17/10/2006 18:00 | link | commenti |
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giovedì, 05 ottobre 2006
Nessuno tocchi i veri ignoranti

Mi inserisco anch'io nel dibattito nazionale sulla Pupa e il secchione. Giusto un momento, alla chetichella, butto lì una cosa a cui tengo poi me ne vado, richiudo la porta e lascio sociologi, psicologi, ommini de curtura e impiegati alla macchinetta del caffé ad azzuffarsi.
A cosa tengo? Agli ignoranti. Quelli veri. L'ignoranza, l'ammissione di ignoranza, è una risorsa dell'intelligenza. Se devo pensare a tutte le circostanze della mia vita in cui ho tratto del bene e del nuovo sapere dalla consapevolezza della mia ignoranza, non finisco più. Parlo dell'ignoranza  ravvisata in me e negli altri, come debolezza umana che merita solidarietà non saccente.
Io, che so di essere ignorante in tante cose, e soffro per tante cose che non so e che vorrei sapere, non sopporto di veder ridicolizzata l'ignoranza. Una sedicente sosia di Paris Hilton, di cui avrei volentieri ignorato l'esistenza, che non riconosce le fotografie degli uomini più noti del secolo scorso, non sa quante stelle ci sono nel sistema solare e vuole anche avere ragione, non è ignorante.
Possono esserci tante spiegazioni, ne butto giù alcune, scegliete voi quella che vi piace di più:

- presa per il culo, lo facciamo per lo spettacolo
- disturbo cognitivo
- bizzarro orgoglio di classe: io so' pupa, non mi occupo di queste cose
- pigrizia

Io propendo per un misto di tutte e quattro e richiamo l'attenzione soprattutto sulla numero tre. Che spiega tante cose. Se una non completa la frase "Camillo Benso Conte di Ca...", anche dopo reiterati aiutini e spiegazioni, non è perché non riesce, è perché non vuole. Perché si vergogna. Io, pupa, dovrei far vedere in diretta nazionale che detengo queste nozioni da sfigati? Perché poi si tratta della pura nozione, che come è noto non ha molto a che fare con il sapere o il non sapere. Posso non sapere nulla o quasi nulla di Cavour (e questa sarebbe la vera, sana, rispettabilissima ignoranza) , ma non posso non avere nella testa il suo nome che suona. Questa è un'osservazione che hanno fatto in molti, io la spiego anche così: un bizzarro orgoglio di classe, perverso e paradossale.

Avete altre concause da indicare, oltre a queste quattro? Ditemi. Ma lasciate stare la vera, santa ignoranza.

Postato da: cronachesorprese a 05/10/2006 14:44 | link | commenti (3) |
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mercoledì, 30 agosto 2006
Incrociamo almeno le dita

Questa storia delle controversie sui simboli religiosi nelle scuole d'Europa comincia a preoccuparmi. Lo so che prima o poi anche in Italia a qualcuno verrà la brillante idea.
Io, che sono moderatamente favorevole a togliere i crocifissi dalle aule (ma non perché lo pretende Adel Smith, semplicemente perché non esistono più le condizioni perché il crocifisso possa essere considerato, nei luoghi pubblici, quello che anche di fatto è, e cioé affermazione di valori civili condivisibili e condivisi: mi limito ad arrendermi a un imbarbarimento, per non far patire al crocifisso troppi danni che non merita), non troverei accettabile ciò che è stato imposto in Francia e ora, da poco, anche in alcuni Lander tedeschi. E cioé impedire alle persone di ostentare simboli religiosi, siano croci o veli.
Io ingenuamente credevo che la scuola laica fosse quella che valorizza le differenze, non quella che le abolisce. Ma si sa, io sono terribilmente ingenuo, per scelta.

Certo che è davvero curioso che in nome della laicità si vada a limitare la libertà individuale. E non una presunta libertà, ma una libertà sostanziale, la libertà di pensiero e di opinione, la libertà di rendere manifesta la propria fede.
Non sarà facile in Italia, per fortuna. Ma a dire il vero non sembra facile neanche in Germania. Staremo a vedere, per il momento mi limito a constatare la grossolanità della comparazione tra velo e crocifisso. Il velo non è un simbolo religioso. È un'usanza che discende da appartenenze religiose, ma non è l'equivalente della croce. E i motivi per cui qualcuno può pensare legittimamente di vietare di indossarli a scuola non hanno nulla a che vedere con l'appartenenza religiosa, e in quanto tali, cioé come non discriminanti riguardo alla fede, dovrebbero essere spiegati e fatti accettare dai musulmani in Europa. Sono simili ai motivi che non permettono, come qualcuno pretendeva, di scattare le foto tessera per le carte di identità indossando veli o chador. Il velo indossato in classe, intendo quello che copre il viso, non quello che copre i soli capelli (ma in Francia vietano anche quello...) impedisce il confronto tra giovani della stessa età, quindi interferisce con le finalità stesse didattiche ed educative della scuola. E in quanto tale va vietato, non in quanto simbolo religioso.

Non è una distinzione difficile, ci può arrivare chiunque. Certo, se indossa il velo del pregiudizio antireligioso, che cerca qualsiasi pretesto per affermare una laicità poco laica e liberale, è un altro discorso. Speriamo bene. Io sono pronto a sfoggiare un bel crocifisso di due chili e mezzo al collo sul posto di lavoro, nel caso a qualche ministro prudessero le mani.

Postato da: cronachesorprese a 30/08/2006 20:08 | link | commenti (6) |
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venerdì, 14 luglio 2006
Poi la strada la trovi da te...

Soltanto per caso mi ritrovo a citare Calvino due volte a distanza di due giorni, ma più passa il tempo più mi convinco che Le città invisibili sia un libro fondamentale. Perché una città non può essere qualcosa di univoco. Anzi il bello della città è che ogni abitante o visitatore ha il suo modo di viverla e di percorrerla. La città non definisce i percorsi degli abitanti, la città è la risultante dei percorsi di chi la abita e la frequenta.

Io abito da vent'anni, più o meno continuativamente, nella stessa città. La conosco, l'ho percorsa tanto. La conosco più di tanti che ci sono nati, come è naturale: quelli hanno da sempre la loro tana; io ho passato molto tempo a cercare una tana o, se si vuole, un assestamento abitativo e occupazionale. Non mi piacerebbe avere una tana. Nonostante sia tendenzialmente un animale stanziale, non mi piace rintanarmi.

Io mi sono fatto la mia mappa di questa città. E poiché l'ho girata spesso con il tuttocittà in mano, imparando i nomi delle vie principali e le caratteristiche di ogni quartiere, vivo nell'illusione che la mia mappa sia una mappa oggettiva. E invece no: continuo a imbattermi in città diverse. Se mi dicono "abito nel palazzo con l'insegna opel", sicuri di darmi un'indicazione certa (lo vedi dalla mimica facciale, non puoi non capire, dicono...), io mi rendo conto di non parlare con un concittadino. Chissà in che città abita, uno che ha una mappa così. Poi ci passo, sotto il palazzo con la gigantesca insegna opel, realizzo che negli ultimi vent'anni devo averla vista (cioé deve essere entrata nel mio campo visivo) decine di migliaia di volte. Ma, nonostante questo, è in un'altra città. Nella mia mappa non risulta. E non si dica che la mia mappa è meno attendibile di quella con la Opel. Perché potrei tirare fuori particolari di un'esattezza implacabile, non sullo stesso palazzo ma sulle sue immediatissime vicinanze.

Se avessi un approccio scetticista o soggettivista al problema della conoscenza (avrò tante sfighe, ma questa no) potrei mettere in dubbio l'esistenza della città. E invece, poiché sono realista e amo la realtà più delle mie percezioni, dico che la realtà della città è tanto grande che la mia amorosa attenzione ad essa è sempre, tanto o poco, selettiva. Le città invisibili sono quelle che insistono sulla città che conosco, ma sono città che ancora non conosco; e che pure mi sono familiari, ancora non so come e quanto.

Postato da: cronachesorprese a 14/07/2006 00:31 | link | commenti |
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martedì, 11 luglio 2006
Campioni "nel" mondo

Ho guardato con insistenza l'insistita ripresa televisiva sull'insistito gesto di Cannavaro che tende la coppa del mondo al Circo Massimo in delirio, e ho provato sensazioni contrastanti. Quel gesto mi piace perché è puro, è simbolo e veicolo di energia che viene offerta a tutti perché si riconosce che è di tutti. Per questo la nazionale è una gran bella cosa.

Ma l'energia è energia. Non è né buona né cattiva. È buona se scorre, è cattiva se non scorre.
Siamo stati tutti inerenti, per giorni se non settimane, a questo evento, ci siamo messi in relazione tutti in qualche modo con quello che succedeva a Dortmund e a Berlino. L'abbiamo fatto con la leggerezza e grazie alla leggerezza del simbolo sportivo. Ha ragione Calvino a ravvisare nella leggerezza una parola chiave dell'epoca che lui presentiva, e che noi stiamo vivendo. La leggerezza dello spettacolo coagula spiriti ed energie, e non c'è nient'altro in grado di farlo in maniera così efficace, in questo momento storico. Demonizzare lo spettacolo come l'ipostasi più avanzata e insidiosa del capitale è stupido. Di quella stupida superficialità di cui è capace solo l'intellettualità disincarnata, quella che pretende di analizzare il secolo senza viverlo e amarlo.

Ma la leggerezza crea solo buone occasioni. Poi dovrebbe entrare in azione un'altra delle parole chiave di Calvino, la rapidità. Se tutti ci siamo messi in relazione con quell'evento, e lo abbiamo fatto davvero tutti senza che il calcio o l'interesse per il calcio fosse determinante, lo abbiamo fatto grazie all'immediatezza del linguaggio del calcio e lo abbiamo fatto perché sentivamo il bisogno di guardare tutti in uno stesso punto. Per riconoscerci, per creare occasioni di memoria collettiva. Ma se ne ha bisogno come si ha bisogno di segnare delle tappe. Per ripartire.

L'insistenza di quel gesto del capitano è pura. Quella coppa è di tutti, e il capitano vuole che quell'energia scorra in tutti. Che non si fermi. Il primo stagno, la prima palude da evitare è la ridondanza dell'autocelebrazione. Speriamo.

Postato da: cronachesorprese a 11/07/2006 01:29 | link | commenti (6) |
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sabato, 29 aprile 2006
Lettera a un anniversario mai nato

Le schifose contestazioni all'interno delle manifestazioni per il 25 aprile a Milano non devono essere ritorte strumentalmente contro il prossimo governo. Sarebbe un'operazione della stessa pasta: schifosa, indigeribile. Sarebbe lo stesso errore: il 25 aprile è una ricorrenza che richiama valori fondativi. E allora non bisogna usarla per nessun altro scopo. Usarla per altri scopi è proprio della cattiva utopia che ha inquinato la ricorrenza dall'immediato dopoguerra ad oggi.

Non c'è mai stata una vera celebrazione del 25 aprile. Se dopo 60 anni di democrazia non è ancora chiaro, lampante, cristallino che è indecente cacciare chiunque dal corteo del 25 aprile, tanto meno un avversario politico, vuol dire che per una ragione o per l'altra (o meglio con pretesti sempre diversi) la ricorrenza non è mai stata celebrata come dovrebbe essere celebrata. È, se si vuole, il fallimento della celebrazione laica, con buona pace delle buone intenzioni di Ciampi, perché la pretesa laica di fondare valori fallisce dove tenta di costruire il sacro (perché una ricorrenza come quella del 25 aprile tende naturalmente alla dimensione del sacro, sia per la memoria dei caduti, sia per il valore fondativo che ha per la comunità): ne è incapace, strutturalmente. E quindi può essere celebrazione, può richiamare valori fondamentali, può essere condivisa solo fino a un certo punto, non compiutamente.

Io non ho mai partecipato a una manifestazione del 25 aprile. Non sono mai stato portato per mano dai miei genitori in un corteo, o davanti alla lapide di Il sentiero della libertà (Liceo Scientifico Sulmona)un partigiano. Ma chiunque conosca me e la mia famiglia non può dubitare che per me il 25 aprile sia fondamentale. Se ciò non è mai accaduto, è perché la festa è sempre stata inquinata, e la mia famiglia, come tante altre, ha subodorato l'ambiguità e se ne è tenuta lontana. Dispiace dirlo, ma è cosi. Dispiace anche constatare, peraltro, che non si sia mai creata una reazione accettabile a questa sottile violenza, al punto da far pensare a molti che sia normale, in fondo, che la festa di liberazione sia la festa di una parte. Non è normale, è abnorme, e bisogna cominciare a dirlo. Non è mai troppo tardi: la memoria è importante. Ma la memoria ha bisogno di occasioni concrete, non ambigue. E queste, diciamocelo, non sono state porte in 60 anni con grande facilità. Non può dunque essere accusato di scarso impegno o scarsa memoria chi non ha mai partecipato. Anzi, probabilmente chi ricorda fin troppo bene ha avuto sempre qualche buon motivo per non partecipare.

Spero che la giusta repulsione che si prova per l'ostracismo fascista alla Moratti e a suo padre contribuisca a far maturare presto il primo vero anniversario del 25 aprile. Da tempo desidero trovare un modo per esserci. Ogni anno spero ingenuamente di poterlo fare, ma ogni anno c'è qualcosa che me lo impedisce, ogni anno c'è qualche motivo per cui non mi sento libero di farlo. Sarei davvero felice di poter celebrare, un giorno, la mia prima festa di liberazione. Non la mia personale festa di liberazione, quella la celebrerò con altre modalità e in altri luoghi. Il 25 aprile ha senso se è una celebrazione collettiva. Quando si creeranno le condizioni perché sia davvero la collettività a celebrarla, non mancherò, per niente al mondo.

Postato da: cronachesorprese a 29/04/2006 03:53 | link | commenti (15) |
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lunedì, 23 gennaio 2006
Cinque strane abitudini

1 Avvilupparmi nelle news. In alcuni momenti seguo in contemporanea radio, internet e tv perché mi sembra insopportabile perdere una qualsiasi ultim'ora su un qualsiasi argomento, dal dibattito sulle modifiche della costituzione australiana ai problemi di integrità dell' habitat del cercopiteco nano.

2 Creare piccole coreografie alla Bill Cosby ovunque ci sia un corridoio o uno spazio invitante per ampiezza e scivolosità della superficie, del tutto incurante delle potenziali figure di merda.

3 Ridere di gusto ogni volta che osservo un animale.

4 Tenere i biglietti di cinema, concerti, teatro, mostre, partite di calcio, senza decidermi mai a metterli in ordine, a volte lasciandoli per mesi nel portafogli fino a consumarli e renderli illeggibili. Ma buttarli via mai, anche quando sono praticamente carta straccia.

5 Cambiare spesso marcia in automobile senza motivo, soprattutto quando rallento, sono in coda o sto per fermarmi.

Grazie a estrellita per l'invito e la consulenza. Chiamo a mia volta l'Impiegato, Squilibri precari e i non-blogger Ludi e Searcher.

Postato da: cronachesorprese a 23/01/2006 00:46 | link | commenti (8) |
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domenica, 18 dicembre 2005
Siamo Forty

Questi 40, grazie a Dio, hanno avuto senso e compagnia in abbondanza. Sono sicuro e sincero: la mia unica aspirazione sarà tentare di restituire l'uno e l'altra a chiunque capiterà sulla mia strada, in tutto ciò che i miei limiti consentiranno di fare.

Postato da: cronachesorprese a 18/12/2005 23:58 | link | commenti (6) |
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venerdì, 18 novembre 2005
Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo #3

...guardare con sospetto e ostilità la ricchezza e la fortuna altrui, stringere una mano ridendo di chi la porge, identificare cialtronescamente religiosità e bigotteria soltanto per l'esigenza di allontanare da sé certe domande, spingere pressare o tentare di superare quando si è in coda, credere che l'amore sia la salvezza...

Postato da: cronachesorprese a 18/11/2005 23:36 | link | commenti |
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venerdì, 01 luglio 2005
Libbrezze

La cuoca mi ha fatto un invito che non posso rifiutare, ah.

Libri che posseggo nella mia biblioteca e in genere

La mia biblioteca è come il parlamento italiano: mi rappresenta di fatto, mi guardo bene dal ripudiarla perché fa parte della mia storia e me la tengo stretta, ma io mi sento poco rappresentato da lei. C'è un po' di tutto. Andiamo con un girone a 16 per saperne di più. Fase eliminatoria. C'è più filosofia che narrativa, più fantascienza che arte, più saggistica che manualistica, più poesia che spiritualità, più futilities che calcio, più guide turistiche che storia, più psicologia che sociologia, più dizionari che cataloghi. Sorteggio e quarti di finale. Filosofia liquida in scioltezza guide turistiche, fantascienza si impone su poesia dopo una doppia sfida memorabile, saggistica fa melina e punisce psicologia in contropiede, futilities umilia dizionari. Sorteggio e semifinali. Futilities ha ragione di saggistica per superiorità tattica e fisica, filosofia batte fantascienza solo nel recupero grazie a una punizione imprendibile. Finale. Prevale futilities ai rigori dopo una partita tesissima e a reti inviolate anche dopo i tempi supplementari. Filosofia fa ricorso perché futiilites avrebbe mandato in campo giocatori non tesserati. Il testo del ricorso dopo aver elencato fatti e circostanze aggravanti conclude: e poi insomma che cazzo vuol dire futilities? Risponde al dubbio la motivazione della sentenza, giunta dopo giorni di camera di consiglio e favorevole a futilities: "Tutto e niente. La tangente pagata dal lettore medio al marketing dell'industria editoriale".

Ultimo libro che ho comprato

Achille piè veloce di Stefano Benni.

Libro che sto leggendo ora

Q di "Luther Blisset". Ne ho letto appena venti pagine stasera e mi ha già inscimmiato.

Tre libri che consiglio ad altri blogger e perché

Manalive di G.K. Chesterton (in italiano si trova con il titolo "Le avventure di un uomo vivo"). Perché è forse l'unico libro in cui mi sia davvero identificato. Se dovessi dire cosa è per me la felicità, direi che è vivere e vedere il mondo come Innocenzo Smith.

Ubik di Philip K. Dick. Perché è stato scritto alla fine degli anni 60 ma ha delle intuizioni stupefacenti su tutto quello che oggi riconduciamo alla categoria di "virtuale". Orwell al confronto era un pivello.

Fedone di Platone. Perché è uno dei testi di filosofia più appassionanti e leggibili che siano mai stati scritti, e perché ha detto la verità sulla morte secoli prima che fosse definitivamente sconfitta.

I blogger a cui passo il testimone

Vorrei passarlo innanzitutto a due non-blogger (sembra di essere in Ubik...), Searcher e Ludi, che sono invitati a raccoglierlo commentando questo post. Poi ci metto Hardla e le tre meteoropatiche :-)

Postato da: cronachesorprese a 01/07/2005 22:54 | link | commenti (15) |
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venerdì, 20 maggio 2005
1000 caratteri: il mio rapporto con la scrittura

Mi sento come Depardieu in Una pura formalità: Onoff, acceso spento, non esiste lo scrivere senza memoria e non esiste memoria senza affetto. Scrivere queste righe è come entrare nella tetra gendarmeria del film.
Come Depardieu alla prima domanda rispondo sicuro: sono ingenuo per scelta, odio il sussiego dell’esperto e aspiro all'ingenuità del testimone. Io voglio scrivere per essere testimone. Non importa di cosa, con quale stile, da quale grado di analogia o di astrazione. Ogni cosa è degna di un racconto e detta il suo stile. Vorrei affezionarmi a ogni cosa, ricordarla, possederla di un possesso non violento e definitivo: scriverne, appunto.
Come l’Ispettore Polansky mi farete ammettere che, forse, di ciò che ho scritto non ricordo, e non amo, e non possiedo, nulla. Fai milioni gli scaffali e migliaia le biblioteche, ma l’amore profondo alle cose che passa attraverso un atto di scrittura si vive soltanto, non si può conservare.
Cerco di vivere questo paradosso, e a volte sono felice.

Postato da: cronachesorprese a 20/05/2005 01:03 | link | commenti (5) |
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lunedì, 09 maggio 2005
La meditazione attiva dell'esterno destro

L'esterno destro nel baseball è forse il ruolo statisticamente più lontano dall'azione. E' uno dei tre difensori posizionati nel campo esterno, ma collocandosi al "largo" della linea tra la prima e la seconda base, quindi a destra rispetto al piatto di casa base, l'esterno destro vede arrivare verso di lui meno palle rispetto all'esterno sinistro e all'esterno centro: poiché infatti i destri nella popolazione sono di più dei mancini, i battitori in grande maggioranza battono ruotando la mazza (e spingendo la palla) da destra verso sinistra.

Non è che può distrarsi. Sarebbe un guaio se non seguisse l'azione, se non fosse pronto ad avventarsi non solo sulle palle lunghe dirette verso di lui, ma anche sulle palle che sfuggono al prima base. Dai movimenti del battitore di turno deve capire quante probabilità ci sono che la palla, al lancio buono, sia diretta verso la sua zona. Come gli altri esterni poi deve sapere, prima di mettersi in movimento, verso quale compagno dovrà rilanciare.

L'esterno destro, quindi, non è inattivo. Non può essere avulso. Sta in campana. Consuma calorie come gli altri. Partecipa al gioco, constantemente in assetto di ricezione e pronto allo scatto, se non altro perché la sua affidabilità è una garanzia, direi quasi una copertura assicurativa per il prima base, il ruolo chiave della difesa, quello chiamato in via preferenziale ad eliminare i battitori che sfuggono allo strike out. D'altra parte non si può neanche dire che sia al centro dell'azione: lo è abbastanza raramente. Si può dire allora che sia in meditazione, in molte fasi della partita. Il baseball è un gioco abbastanza meditativo. Logico. E di essenziale praticità. Fatto di lunghi studi e di azioni fulminee. Chi è al centro dell'azione solo apparentemente è più impegnato degli altri. La squadra di baseball schierata in difesa è un tutto unico, un organismo complesso che occupa il suo spazio, assegnatogli non da un diritto di conquista ma dalla sua stessa esistenza.

Bene, non so quanto durerà: ma in questo momento della mia vita io, nel mio mezzo inning di difesa, sono un esterno. Destro.
E nel mezzo inning di attacco, naturalmente, un battitore libero e spietato.

l'immagine è tratta da mlb.com

Postato da: cronachesorprese a 09/05/2005 23:46 | link | commenti (4) |
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giovedì, 05 maggio 2005
Cedo la parola...

...giusto per qualche item all'inviata Ludi. Grazie amica mia :-)

I bambini sono di sinistra. Di sinistra, sì, nessun dubbio. Non soltanto per i pugnetti stretti in segno di protesta.

Oh babbo, babbino
ma che protesta, ma che sinistra!
Vorrei stringere’l volante ed essere già in pista…


I bambini sono di sinistra perché amano senza preconcetti, senza distinzioni.

Oh babbo non t’offendi, non t’offendi vero babbino?
Lo dico “senza preconcetti e senza distinzioni”
io voglio bene a mamma
tu a volte mi stai sui co…


I bambini sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre. Ti guardano, cacci delle balle vergognose e loro le bevono, tutti contenti. Sorridono, si fidano. Bicamerale! Sì, dài!

Si dai!? Si daiii???
Oh babbo ma che dici,
oh babbo ma che fai?
Credi che non l’ho capito quando torni e non vuoi giocare,
che non è che sei stanco perché torni da lavorare…
ti bacio e ti lascio stare perché faccio finta di niente
ma lo so che ti senti un niente in mezzo a tutta questa gente…


I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la destra piangono. I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la sinistra piangono lo stesso, ma un po' meno.

Oh babbo, babbino sono disperato…
piango siii, sì che piango e sono anche un po’ incaxxato!
La maestra a scuola mi dice così e tu a casa mi dici cosà.
Il fatto che sono mancino di voi qualcuno lo saaaa?


I bambini sono di sinistra perché a loro non serve il superfluo.

Oh babbo stà attento…
Babbino non ti conviene…
o presto, anzi in un baleno
anche tu… via dalle scene!
Sai di questi tempi
mi vogliono far pensare
che anche tu sia quel superfluo
e che con te ho poco a che fare…


I bambini sono di sinistra perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica che assomigli vagamente a un ordine, fanno resistenza. Ora e sempre.

Oh babbobabbino che fai?
Che c’è… stai forse dormendo?
Dimmi di lavarmi i denti
le orecchie o anche le mani,
dimmi di stare buono
almeno fino a domani
dimmi che se cado mi faccio male
e che se sto bravo mi porti al mare…
Cos’è un nuovo campionato,
hanno forse cambiato le squadre?
Non mi dire che tocca a me
’sta settimana a farti da padre…


I bambini sono di sinistra perché, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo. Per quanto diventa più difficile, difficilissimo, ricordare di essere stati bambini. Di sinistra, poi.

Oh babbo ti ricordi?
Uscivamo dalla latteria,
uno lo mangi adesso gli altri li metti via.
Babbino, me li ricordo
quei 3 bombi da portare a zia
peccato…non sono arrivati
neanche in fondo alla via!

Postato da: cronachesorprese a 05/05/2005 00:06 | link | commenti (3) |
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mercoledì, 06 aprile 2005
Perfect Post Award

Istigato dal mio analista, aderisco anch'io all'invito di Hardla e provo a scrivere il post perfetto.

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Er muoz gelichesame die leiter abwerfen
So er an ir ufgestigen ist...



Lo scroc delle patatine fritte sotto i denti. O il gracchiare del tergicristallo appena azionato sul vetro sporco. (Troppo sporco). Cioé a dire brividi, sia pure in diversi registri, nei soggetti predisposti. E SAPERLO PRIMA, un attimo prima minKia. E invece no, le maledette predisposizioni fottono sempre ogni previsione. Fankulo.

Per quanto lurida possa essere questa pretesa, l'avevo in *cassaforte*. Non so se mi spiego.
E poi.
E poi???
Rapina con scasso? Eh, magari. "Ojalà, ojalà!" In realtà, piuttosto, un'inquadratura nel telelaser. Un'inquietudine di Munch o di Escher. Un chewing-gum in una fioriera. Una mossa carica di troppe aspettative al Dungeons& Dragons. Una maestrina nuova di zecca a cui obbedire. Una lenta, lenta escursione su e giù per le strade dell'ottimismo, a cercare invano il vigile che ti ha fatto la contravvenzione.
Una birra tiepida, in definitiva. Dovevi pensarci, alla cassaforte-frigorifero, coglione. Una volta che fai la spesa...

... Each step he takes, the perfumes change
from familiar fragrance to flavours strange...


...che poi il bello by the way rimane scoprire, guardandosi solo un attimo (e non un attimo di più), quanto c'è ancora di frutta vera in questa marmellata che sei diventato. Sembra incredibile ma è tanta, è tanta polpa trasfigurata ma operante. A ogni stato la sua papilla.
E ti rialzi, o ti spalmi. Ed è quasi la stessa cosa.

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Consiglio a tutti i blogger di provare: fa capire tante cose. Penso di essere ancora molto lontano dalle vette del maestro e del suo primo discepolo, ma con l'esercizio e l'abnegazione I will find my way to the blogstar's sky ;-)

Postato da: cronachesorprese a 06/04/2005 23:06 | link | commenti (11) |
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mercoledì, 16 marzo 2005
Non blogghiamoci in definizioni

Ho invitato alcuni amici a leggere questo blog.
Due settimane fa N. mi ha scritto: "Sono andato a fare un giro sul tuo blog, anche se a dirla tutta non ho capito il concetto di blog. Qual'e' l'essenza aristotelica che presente in un sito lo trasforma in un blog?".
Due giorni fa invece S. mi ha scritto: "L'essenza dei blog stessi non mi è mai piaciuta fino in fondo. E' bello seguire il blog di qualcuno che si conosce davvero, ed il tuo caso ricade in questa postilla, ma non sopporto la necessità di scrivere un diario aperto a tutti..."
N. e S. non si conoscono: forse la cosa più furba da fare, per trarmi d'impiccio, sarebbe presentare l'uno all'altro, dicendo a N. che S. gli spiegherà l'essenza dei blog, e a S. che N., con la sua dichiarazione di ignoranza (ma è un'ignoranza socratica) disconosce di fatto il nesso essenziale blog - diario, che S. invece dà per scontato.
Purtroppo ora si è messo di mezzo il webster, che nomina blog come parola dell'anno 2004 e si arroga in questo modo il diritto di dare una definizione della parola che nessuno possa più mettere in discussione: a Web site that contains an online personal journal with reflections, comments, and often hyperlinks provided by the writer. E invece è discutibile, eccome, in tutti i suoi elementi, a parte il "web site" e l'"online". "Personal": cosa impedisce che un blog sia scritto a centomila mani? "Journal": del diario il blog ha sicuramente la progressione cronologica, ma non è detto che sia un diario nel senso comune del termine (questo, ad esempio, non lo considero e non voglio che sia considerato un diario). "Comments": cosa mi impedisce di riportare in un blog solo fatti e nessuna opinione? "Hyperlinks": cosa mi impedisce di non includere collegamenti nel blog? Poi perché "often" solo gli hyperlink? Forse che gli altri elementi ci sono sempre? No, abbiamo visto :-) "Provided by the writer": e se il writer si limitasse a riportare cose scritte da altri? Sarebbe un "provider" in senso stretto...
Che sia la parola dell'anno per il 2004 va bene: ho sentito alla radio che i blog sono passati in poco meno di due anni da 500.000 a 8.000.000. Ma se due persone come N. e S., vi assicuro distantissime tra di loro, usano la parola "essenza" per parlare dei blog, vuol dire che questa essenza ancora ci sfugge. E quindi andiamoci piano con le definizioni: per il momento i blog sono un bel magma indistinto, ed è per questo che i miei amici mi trovano (anche) qui. Se c'è vita nella rete, in questo momento passa dai blog.

Postato da: cronachesorprese a 16/03/2005 01:37 | link | commenti (8) |
chiedici le parole

mercoledì, 12 gennaio 2005
Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo #2

 ...dire di amare l'umanità e non accettare mai gli errori degli uomini, il pesto senza aglio, essere convinti che MLK e John Lennon abbiano fatto lo stesso sogno, voler discutere senza essere disposti a imparare nulla, credere che gli uomini si dividano davvero in classi, non essere innamorati e non desiderare di esserlo, non desiderare altro che essere innamorati, stringere una mano distogliendo lo sguardo da chi la porge, non andare mai a piedi anche quando si ha il tempo, credere che la politica sia la salvezza...

Postato da: cronachesorprese a 12/01/2005 18:12 | link | commenti (2) |
chiedici le parole

lunedì, 27 dicembre 2004
Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo #1

...gli auguri di natale con le animazioni in posta elettronica, parlare sopra gli altri, i marrons glacés, vergognarsi di avere scritto una poesia, il presepe senza 'o bambiniello, pensare che eugenio montale e gli incidenti in spezia-pisa del 1999 siano due argomenti di cui non può parlare la stessa persona con lo stesso coinvolgimento e la stessa passione, la playstation, farsi rappresentare da un genere musicale, odiare se stessi solo per qualche chilo di troppo, credere che l'arte sia la salvezza...

Postato da: cronachesorprese a 27/12/2004 20:24 | link | commenti (2) |
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