A wind sprang high in the west
like a wave of unreasonable happiness
Un angolo di Genova
Un gatto di legno lituano
Un impiegato
Un solido squilibrio a tre
Un tamburino ligure
Un teleindipendente
Un'alga cinefila
Una cuoca dadaista
Una ribelle senza pellicce
Una stellina
Uno che sa intervistare
chiedici le parole
dichiarazioni di voto
forse cercavi
il viandante digitale
le specie musicali
lo spettatore indigente
market mysteria
ratzie stories
reading
semiminime
spider report
tocque-ville chronicle

visitato *loading* volte
Aeroporto di Milano, dopo l'arrivo di ieri a Roma Clementina Cantoni torna finalmente a casa. Ad attenderla la solita folla di giornalisti, che non si limitano a riprenderla mentre scende dall'aereo e ad aspettare la conferenza stampa già fissata per il pomeriggio, no. Devono interloquire, devono farla parlare.
Candidato al pulitzer n.1:
Come è andata la prima notte?
risposta:
- bene, grazie
cosa avrebbe potuto rispondere in alternativa:
- Saranno un po' tarzanelli miei...
- Alla grande... e qui chiudo, eheheh.
- Non ho chiuso occhio ma finalmente sono riuscita a risolvere il paradosso di Fibonacci, era l'ora.
candidato al pulitzer n.2:
Sei contenta di essere tornata?
risposta:
- si, molto contenta
cosa avrebbe potuto rispondere in alternativa:
- oddio, a Kabul trovavo parcheggio anche in centro...
- dipende, cosa ha fatto il Milan a Istanbul?
- adesso facciamo un gioco, visto che sono in mondovisione chiedo a Timor Shah di rapire te e di tenerti 24 giorni, poi quando arrivi all'aeroporto vengo a sgambettarti in fondo alla scaletta, ti piazzo un microfono davanti a quella faccia di cazzo che ti ritrovi e ti faccio la stessa domanda, ok?
Dai Clementina, forse oggi riesci a spararti una pisa sul divano di casa. Comunque ho capito perché hai già detto che tornerai in Afghanistan.
