A wind sprang high in the west
like a wave of unreasonable happiness
Un angolo di Genova
Un gatto di legno lituano
Un impiegato
Un solido squilibrio a tre
Un tamburino ligure
Un teleindipendente
Un'alga cinefila
Una cuoca dadaista
Una ribelle senza pellicce
Una stellina
Uno che sa intervistare
chiedici le parole
dichiarazioni di voto
forse cercavi
il viandante digitale
le specie musicali
lo spettatore indigente
market mysteria
ratzie stories
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spider report
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Questo è un progetto che mi piace abbastanza, peccato che sia in stato di semiabbandono e non sia aggiornato da una vita (almeno così pare). Il limite più evidente, oltre all'incompletezza di alcune parti (ma guardate la sezione "canzoni") è dato dall'essere gestito da una casa editrice, però l'idea di fondo era bella. La sostanza delle canzoni è fatta dei ricordi di chi le ascolta. Per ricordo non intendo un sentimentalismo, ma qualcosa che rimane perché si dimostra in grado di rendere presente e palese, istantaneamente e in modi tutt'altro che intellettuali (è questo il bello della musica, che passa dalla testa come da un passaggio obbligato ma non viene dalla testa e non va alla testa) una possibilità, una prospettiva esistenziale, una strada ancora praticabile o mai praticata.
Le canzoni non si ascoltano soltanto, si usano. Sono strumenti. Sono wegmarken, segnavia, direbbe Heidegger (inorridiscano pure gli heideggeriani, sai cosa mi importa).
