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A wind sprang high in the west
like a wave of unreasonable happiness


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domenica, 20 novembre 2005
Qualcosa non quadra

Un bambino nigeriano dovrebbe consumare circa un terzo delle calorie che riesce ad assicurarsi quotidianamente per ricaricare il suo laptop a manovella.

Postato da: cronachesorprese a 20/11/2005 23:06 | link | commenti (4) |
semiminime

venerdì, 18 novembre 2005
Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo #3

...guardare con sospetto e ostilità la ricchezza e la fortuna altrui, stringere una mano ridendo di chi la porge, identificare cialtronescamente religiosità e bigotteria soltanto per l'esigenza di allontanare da sé certe domande, spingere pressare o tentare di superare quando si è in coda, credere che l'amore sia la salvezza...

Postato da: cronachesorprese a 18/11/2005 23:36 | link | commenti |
chiedici le parole

giovedì, 17 novembre 2005
Quindici bit di celebrità

Con Google Base anche ebay passerà qualche brutto momento, si dice. Ma l'idea va ben oltre il semplice repertorio di annunci economici, vale la pena rifletterci un momento perché mi sembra qualcosa di inedito non soltanto per internet ma per l'intera storia della comunicazione di massa.

Google ci sta dicendo che un item, un'informazione anche breve e semplice, può essere pubblicata e fatta conoscere al mondo indipendentemente da un qualsiasi progetto editoriale, e chiede la semplice conformità a delle  linee guida che sono già dettate dal buon senso e dalla correttezza, non da un grande fratello. Il contenuto valido non ha bisogno di un webmaster, di un sistema di web content management, di un sito o un progetto web già collaudato (provate a seguire la procedura di inserimento di un item: l'indicazione di un sito o almeno di una web page è solo un optional...), di un blog di successo, di un forum, di un newsgroup. Può viaggiare con le sue sole forze, se le ha. Una sequenza di parole, corredate o meno da un'immagine, è già tutto quello che serve. Se vale, emergerà. Se contiene le giuste chiavi di ricerca, farà strada. Sarà reperibile non solo attraverso Google base ma anche attraverso l'indice generale del motore di ricerca. Chi lo troverà avrà gli strumenti per giudicarlo (il report bad item), per contestarlo, per farlo conoscere ancora di più o decretarne l'inattendibilità e l'inconsistenza o anche la semplice incongruenza con le program policies.

Lo so che internet non ha ancora dimostrato compiutamente di essere davvero al servizio della libertà di espressione. So che google è qualcosa di gigantesco che può fare paura. So che di tutto questo si sta parlando molto proprio in questi giorni. E so anche che un "item di successo" potrebbe essere un'altra forma dei "quindici minuti di celebrità" di warholiana memoria.
Tutto vero. Però non so che dirvi, questa roba m'attizza.

Postato da: cronachesorprese a 17/11/2005 23:51 | link | commenti (5) |
spider report

mercoledì, 16 novembre 2005
Plin plon comunicazione di servizio

Mi scuso con chi in questi giorni ha cercato di lasciare un commento e non c'è riuscito: nel rimettere visibile il blog mi ero dimenticato di riabilitare i commenti (perché quando passi alla modalità "privata" automaticamente anche i commenti vengono riservati ai soli iscritti; poi però quando torni in modalità pubblica non accade il contrario).
Ora è tutto a posto. Scusate i disagi, stiamo cazzeggiando per voi ;-)

Postato da: cronachesorprese a 16/11/2005 23:24 | link | commenti |

Movimento fisso

Appartengo alla vasta schiera degli innamorati della bicicletta molto incostanti, quegli amori che si nutrono di incontri occasionali conditi sempre da promesse di fedeltà eterna puntualmente disattese. Ho sempre desiderato sentire qualcuno parlare della bicicletta come se ne parla su movimentofisso.it. Qui c'è davvero l'essenza della bici. E la sua essenzialità. Cosa c'era di paragonabile alla bici, prima della bici? Soltanto le gambe umane.

Sospendo il giudizio sull'apparente estremismo della filosofia del movimento fisso. Mi sembra che la cifra sia questa: la bicicletta insegue la funzionalità e non l'efficienza; la bicicletta educa all'essenzialità, e il frutto di questa educazione non può essere che un tentativo di spogliare ulteriormente sia la bici sia il modo di andare in bici, per vedere se non si possa andare oltre. Quindi si comincia a togliere il cambio, poi si passa ai freni. Magari anche il manubrio non è poi così necessario. La meta finale asintotica è la fusione tra la bici e le gambe, come se l'apparizione della bici fosse una manifestazione dello spirito universale che attraverso tesi-antitesi-sintesi deve raggiungere un livello di autocoscienza superiore: la bici è un'estensione, un potenziamento delle gambe, la bici ultimamente è una manifestazione della potenza delle gambe. La bici sono io.

Per questo è facile, quasi naturale per gli appassionati di bici instaurare un rapporto umano con il mezzo. È ingenuo perciò rimanere stupiti di fronte alla tenerezza dei nomi che l'autore dà alle sue bici, quelle costruite o riadattate con le sue mani: ferro nero, tonnarella, lucia zen e la fantastica s.ta graziella avvelenata. No, non c'è proprio da stupirsi. Gli appassionati di queste due ruote, che sono le vere due ruote senza balle roboanti, si riconoscono a fiuto, da pochi tratti. Hanno lo stesso sguardo, conducono un'esistenza da ossimori ambulanti, ciondolano tra l'atarassia e la passione, per nulla imbarazzati dell'apparente contraddizione. Io non sono così perché appunto sono infedele, ma so benissimo che ho rischiato di diventarlo. Non so ancora se essere contento dello scampato pericolo o mordermi le mani per non essermi preso tutto quello che la vita sulle due ruote, la vita delle due ruote, poteva darmi. Non lo saprò mai, tranne le volte in cui mi metterò sulle due ruote, che saranno sempre rare, costantemente rare. A meno di non cambiare città e abitudini.
Su movimentofisso.it comunque si trovano perle come:
- "Un uomo in bicicletta e' l'immagine più innocua che riesca a dare di sè quel predatore primario che è l'essere umano"
- "La bicicletta è il nostro unico lusso necessario"
- "Non iscrivetevi a un corso di yoga: prendete la bici".

Poi c'è questa scrittura così bella, che conquista e incanta come la pedalata armonica di un passista.

Postato da: cronachesorprese a 16/11/2005 23:16 | link | commenti (3) |
spider report

martedì, 15 novembre 2005
Il lato oscurantista dello share

... e io quando non riesco a vedere la seconda e ultima puntata di Sacco e Vanzetti perché l'hanno spostata da Canale Cinque a Retequattro perché la sera prima ha fatto meno del 30% di share... e non me ne accorgo in tempo perché mi sintonizzo sull'Ammiraglia del biscione e la tengo solo d'occhio in attesa che cominci il programma che mi interessa perché da bravo casalingo single ho tante cose da fare, e la televisione non la guardo mai come attività esclusiva, e nonostante striscia la notizia continui oltre i suoi orari consueti io non realizzo in tempo e quindi avverto subliminalmente che stanno continuando a parlare dell'isola dei famosi (e intanto un retropensiero mi dice: anche a striscia, ma possibile che i reality debbano essere l'unica cosa di cui si parla in televisione, voglio fare lo sciopero del reality e non sapere niente di niente di tutte queste bande di rincoglioniti, a costo di passare per quello che se la tira di non sapere nulla dei reality)...

...e quando finalmente realizzo penso che forse Sacco e Vanzetti sono finiti sulla sedia elettrica fondamentalmente perché non avevano uno share sufficientemente appetibile per gli inserzionisti dell'epoca...

...quando...

Postato da: cronachesorprese a 15/11/2005 23:53 | link | commenti |

venerdì, 11 novembre 2005
Scomodo net, punto.

Quando dico che Pasolini è scomodo, non lo dico così per dire. È scomodo anche per me. Forse qualcuno ha pensato, erroneamente, che io citassi Pasolini perché se la prende anche con quelli che mi stanno antipatici. No, io cito Pasolini perché è un punto di coscienza alto, che non va depotenziato attraverso i "ma lui che avrebbe detto". Pasolini significa che non possiamo più parlare del Potere, quello "cattivo", come se riguardasse solo un'istituzione, una persona, una parte politica. Chi lo fa, oggi, fa finta di niente. Il che non vuol dire che è sbagliato schierarsi: anche Pasolini era schierato. Si era schierato da una parte che, se a quel tempo fossi stato adulto, non sarebbe stata la mia, sicuramente. E anche se fosse vivo oggi probabilmente sarebbe schierato da una parte opposta alla mia. Ma questo non mi impedisce certo di parlarne, anzi. Da Pasolini in poi sappiamo che nessuna parte è immune. Ma sappiamo anche che nessuna parte è il male assoluto. Chi parla dell'avversario politico come del male assoluto, oggi, fa finta di niente. E dico "fa finta di niente" soltanto per non fare un'altra facile parafrasi del nostro, che mi imprrebbe di usare un aggettivo ben più pesante.  Quindi, generalmente, mi sembra che tutti continuino a far finta di niente. Di più, sappiamo (o meglio, ri-impariamo, poiché anche se molti fanno finta di niente le radici cristiane sono un patrimonio comune a tutti) che nessuna persona è immune. E in questo, sicuramente, la critica di Pasolini da sociologica e politica diventa qualcosa di più, e non può essere usata per confermare o corroborare un discorso sociologico e politico di una parte qualsiasi.

Lo spider report per oggi si ferma qui. Cominciando dall'home page, e non da dove fa comodo a me o ad altri, scorrendo con calma, ci sono gli spunti sufficienti per risentire la vera scomodità di quella voce. Come si può facilmente constatare, ce n'è per tutti. Ma proprio per tutti. Buone scomodità.

Postato da: cronachesorprese a 11/11/2005 19:41 | link | commenti |
spider report

sabato, 05 novembre 2005
Italiamemoria.it

italiamemoria.itGiancarlo Governi è stato nientemeno che l'autore di Supergulp!, uno dei programmi televisivi più rivoluzionari degli anni 70, il primo a portare i cartoni animati in prima serata. E non i soliti cartoni animati tipo Warner Bros. Anzi a dire il vero non erano neanche cartoni animati. Erano fumetti. Strisce di fumetti messe davanti a una telecamera, con una voce che recitava le parole che si potevano anche leggere a video (uno dei primi programmi "accessibili", si direbbe oggi), un po' di musica e qualche effetto sonoro. Fumetti, se non ricordo male, esclusivamente italiani: Alan Ford, Nick Carter e altri.
Un programma naif ma intelligente, coraggiosamente anticonformista, che è durato poco ma che tutti quelli che erano bambini in quegli anni si ricordano con affetto.

Quindi Giancarlo Governi è uno da prendere con le molle, con il rispetto che si deve a uno che sa come andare controcorrente. È quindi con grande rispetto e attenzione che ho curiosato nel suo sito (o meglio nel suo progetto di sito, in buona parte in costruzione ma che promette bene), Italiamemoria.it. In quattro sezioni (attori e registi, musicisti, sportivi, cartoonist) si trovano profili biografici, dati e opere di artisti che hanno lasciato una traccia nella memoria collettiva. È un buon criterio per raccontare: frammenti delle intuizioni di questi protagonisti condiscono il nostro linguaggio, il modo di parlare e immaginare, il modo di fare ironia. Anzi sono proprio forme di immaginazione e ironia, quindi strumenti di interpretazione della realtà, e non sempre ci rendiamo conto di quanto siamo loro debitori. Petrolini ad esempio, con il suo Fortunello del 1915, sta saldamente all'origine del filone demenziale dell'avanspettacolo e poi della canzone: a ben vedere il quel testo c'è la definizione della demenzialità ("sono un uom dei più cretini / sono Petrolini") e mi sembra che le analogie compositive con certi testi di Elio siano rimarchevoli.
Biografie e dati sono presentati aiutando a trovare questi "fili". C'è un buon equilibrio tra la pulizia del dato e il grado di approfondimento, che non è mai esagerato. Non è un progetto enciclopedico, è un progetto che sceglie e che difende con la cultura e la competenza degli autori le ragioni delle scelte.

Postato da: cronachesorprese a 05/11/2005 22:52 | link | commenti (4) |
spider report

venerdì, 04 novembre 2005
PPP, la tragedia

"Osservavo un ragazzo operaio, a Carrara, durante un dibattito, che mi muoveva delle obiezioni radicali, familiari al movimento studentesco e ai piccoli gruppi a sinistra del PCI. Niente di nuovo: il tono predicatorio, il moralismo, il ricatto in nome della lotta come necessità dei giusti, l'accusa di tradimento, il linguaggio, tutto perfettamente prevedibile. Eppure... la sua voce, il suo corpo, il suo sesso - cose a cui non si pensa mai quando parla un borghese anche giovane - erano "dati" che restavano estranei al suo discorso e stavano sul suo discorso come presenze protettrici e propiziatrici... Egli usava la sua intelligenza e la sua cultura (forse di autodidatta per il quale gli argomenti nella nuova sinistra erano stati una rivelazione) ma gettava nella lotta anche il suo corpo: e questo corpo correggeva il suo discorso, vi aggiungeva significati e necessità reali; la dissociazione schizoide era solo alla superficie; all'interno la coesione era profonda: la sua voce era più vera della sua parola."

Ha ragione l'Impiegato, c'è una gara a fare domande oziose su cosa avrebbe detto e fatto Pasolini in questi trent'anni. Non parteciperò. Il brano che ho scelto, tratto da un'intervista del 1970, mi serve a porre una questione un po' diversa, forse meno intuitiva ma più importante.

Spunti di riflessione per l'oggi, nell'opera di Pasolini, ne troviamo a vagoni. Pasolini è attuale e scomodo. Ma ciò di cui si sente davvero la mancanza non è tanto la lucidità dell'analisi, quanto quella capacità di cogliere e descrivere la schizofrenia che trovava in quel ragazzo di Carrara come in mille altre forme e vittime dell'omologazione. A cominciare da se stesso.

Pasolini era un artista e, per denunciare la violenza di cui voleva essere testimone, aveva scelto una strada da artista: le parole nei romanzi e negli scritti (corsari o no), le immagini nei film. Le scelte linguistiche e iconografiche servivano a documentare quella schizofrenia, causata da ciò che lui percepiva come soppressione violenta di una civiltà, di una tradizione, della cultura contadina e di tutto quello che portava con sé. La ricerca amorevole e ossessiva (nelle periferie, nel sottoproletariato, nei dialetti) delle sopravvivenze ancora vitali di una civiltà colpita a morte non erano motivate dalla speranza di un salvataggio in extremis ma dalla necessità, dall'urgenza etica di celebrare pubblicamente un funerale. Pasolini si pone davanti al potere come Antigone davanti a Creonte: la sua opera documentaria, in particolare, è come il pugno di terra di Antigone sulla salma del fratello. Rendere, non restituire la violenza attraverso il linguaggio: questa è la scelta che l'ha portato anche alle ben note polemiche con la protesta giovanile e studentesca. L'astrattezza di certe posizioni intellettuali, in quanto inconsapevoli di quella schizofrenia, non potevano essere veramente critiche e insidiose per il potere. Ciò che davvero spaventa Creonte non è la denuncia ma il gesto di Antigone, che non è violento, ma mette il potere di fronte ai segni evidenti della sua violenza e invoca per ciò stesso la necessità di un potere superiore, che renda giustizia.

"Chi ama veramente la vita non pensa mai al futuro. Sia chiaro però: se ci si è una volta illusi che nel mondo c'è qualcosa di giusto e qualcosa di ingiusto, e ci si è poi accorti che giustizia e ingiustizia non sono che un aspetto (uno dei tanti) delle cose, io penso che si debba continuare a vivere (e a lottare) come se quell'illusione fosse rimasta intatta".

La domanda quindi è: non che cosa avrebbe detto, ma come l'avrebbe detto, oggi. A quale schizofrenia potrebbe, potremmo applicare quello sguardo. 

Postato da: cronachesorprese a 04/11/2005 22:00 | link | commenti (5) |

giovedì, 03 novembre 2005
Perché aderisco a Tocque-Ville

Tocque-VilleNon sono conservatore. E neanche progressista. Credo che la dialettica conservatore - progressista sia una menzogna; nella migliore delle ipotesi è come la festa di halloween, qualcosa di importato che mal si adatta a noi. Ciò non significa essere ostili o contrari di principio a un "arrangiamento" bipolare della rappresentanza politica in Italia, ma rifiutare di dividersi su criteri che non sono adatti a rispondere alle nostre aspettative e ai nostri bisogni.

Che m'importa dei travagli del borghese "conservatore" che non sa come gestire le novità che scombussolano gli equilibri sociali ed economici su cui si basa la sua tranquillità; e che m'importa, in egual misura, dell'edipo irrisolto dei "progressisti" che pur di tacitare le loro nevrosi sposano utopie o idee sperimentali di nuove civiltà, senza carne e senza senso, una dietro l'altra, a seconda dell'età, delle voglie, della stagione e naturalmente di ciò che suggerisce quotidianamente Repubblica al loro "spirito critico". Che mi importa di chi si fa definire ogni momento dall'astrazione dominante. Il popolo è altrove.

Non mi interessa quindi aderire a un cartello di blogger "conservatori". Se essere di destra coincidesse con l'essere conservatori, non sarei di destra. E se essere cittadino di Tocque-Ville significasse essere identificato senza ombra di dubbio e senza sfumature possibili come conservatore o neocon o teocon o roba del genere, ne starei lontano mille miglia.

Certo, l'iniziativa di Ideazione è promossa da persone che hanno come riferimento ideale la destra americana, il conservatorismo repubblicano. Però non vogliono mettere questa loro idea al centro di un progetto di omologazione e "normalizzazione", anzi. Nell'operazione vedo almeno due cose che mi piacciono molto.

Una è la volontà dei promotori di entrare nella blogosfera per organizzare in una presentazione coerente con la loro linea editoriale alcuni contenuti senza snaturarne l'autonomia e la multiformità, anzi per esaltarne la capacità di penetrazione e costruire la possibilità di alimentare il dibattito delle idee anche attraverso i blog. Lo spiega bene Andrea Mancia in questo articolo. È un gran bel modo di stare su internet. Tecnicamente si fa aggregazione di contenuti: Tocque-Ville è un aggregatore finalizzato a un intervento umano redazionale, un intervento di semplice selezione e impaginazione. Il risultato è un giornale online, un giornale prevalentemente di opinioni naturalmente, ma che risulta sempre aggiornato e interessante. Un aleph che riunisce in un solo colpo d'occhio mille modi di vedere diversi che sono scartati ogni giorno dall'agenda setting che rende giornali e televisioni tutti diversi ma tutti uguali.

L'altra cosa che mi piace è che tra gli attuali 516 aderenti c'è veramente di tutto. Una galassia di posizioni diverse, in gran parte ascrivibili politicamente all'area del centrodestra, che documentano un fermento intellettuale, una voglia di confronto e dibattito che vale come totale sovvertimento degli stereotipi sull'elettore di destra. E questo sì che mi interessa. C'è un comune sentire nella varietà delle posizioni, un'embrionale appartenenza a qualcosa che probabilmente deve ancora nascere o, se è già nato, deve ancora prendere coscienza delle sue potenzialità. E che non sarà certo, viste le ottime premesse, un nuovo partito o un atto di vassallaggio incondizionato a uno schieramento.

Postato da: cronachesorprese a 03/11/2005 19:14 | link | commenti (22) |
tocque-ville chronicle

mercoledì, 02 novembre 2005
Spice your referrer!

Pochi accessi e poche new entry significative nei referrer, in questi mesi di assenza. Molti chiedono al loro servizievole amico google di spiegare cos'è una chitarra. E non solo, anche più precisamente: cos'è una chitarra semiacustica. Avverto che qualcuno sta cercando uno psicologo sui blog, anzi sui blog di splinder. Speriamo che lo trovi presto. Nel caso qualcuno trovi commenti tipo "wendy... wendy..." faccia un fischio.
Io sono su fastweb e sono pulito. No, perché wind pagata tangente.
Nella top ten delle badilate di kultura primeggiano da mesi, oltre all'inamovibile Chesterton, anche Fibonacci e i suoi paradossi (carino come nome di un complesso), Luther Blisset e il Fedone. Il premio della categoria va però allo spirito inquieto che ha cercato "tutto e niente" filosofia. Forse cercava qualcosa di più spesso del mio blog, ma, che dire... "meglio che niente".
Nella cronica mancanza di roba hard o almeno scollacciata, mi consolo con qualcosa di molto afrodisiaco: il piri piri. Cos'é? È il peperoncino in portoghese. Vallo a sapere che il refrain più bello della canzone italiana (quello che ho ricordato per il settantesimo compleanno di Jannacci) era anche così piccante.

Postato da: cronachesorprese a 02/11/2005 23:04 | link | commenti |
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martedì, 01 novembre 2005
La tigre e la neve

La tigre e la neveNon pensavo di dover scrivere una cronaca così sorpresa su questo film.
La precomprensione che ne avevo da recensioni e giudizi era: il solito Benigni, un film godibile e di ottima qualità, confezionato con il solito canovaccio del Piccolo diavolo, di Johnny Stecchino, del Mostro, di La vita è bella. Il solito rimpiattino tra il monello e la sua musa, tra Pinocchio e la Fatina. Niente di male, ma il solito.

Ed è così. Il canovaccio non cambia, e nessuno vuole e si aspetta che cambi. Ormai ciò che accade al cinema tra Roberto Benigni e Nicoletta Braschi è una storia ben nota che ogni tanto fa piacere rispolverare, rivedere in azione in nuove situazioni e travestimenti. È un meccanismo teatrale, uno spiel tra caratteri che funziona e, dunque, si replica declinandolo finché la cronaca, la storia e la favola lo consentiranno.

Cosa c'è di più, questa volta? Quali sono le sorprese? Almeno tre, a mio parere.

La prima è che rimettere in pista l'identico macchinario di La vita è bella trasposto a Baghdad è un colpo basso, o da maestro, o tutti e due. Non so bene come siano andate le cose, non ho letto nulla in proposito ma credo che la fantastica scena al posto di blocco sia stata profetica. Almeno, non credo che avrebbe avuto l'animo non tanto di girarla quanto di idearla, dopo il fattaccio Sgrena Calipari.

La seconda è che la poesia non è soltanto un modo di trattare la vicenda ma diventa materia stessa del film, invade in ogni spazio e in ogni modo (personaggi e azione, dramma e ironia, paradosso e quotidiano) l'intera trama.

La terza la dico a rischio di sembrare monotono: credo che Benigni conosca molto bene Chesterton, e in particolare Manalive. Se non lo conosce, merita la massima attenzione, perché se il suo istinto poetico è arrivato autonomamente a conclusioni simili sarò costretto a riconsiderare tutto ciò che ha fatto in questi anni con un occhio diverso. La novità sostanziale del gioco Benigni - Braschi in La tigre e la neve è questa. Non sono solo la guerra e la malattia le difficoltà che devono essere superate. C'è qualcosa che viene prima a dividere i due, e che è ben più profondo dell'essere "coppia in crisi". Senza volerlo Benigni strapazza e incenerisce tutta la produzione muccinesca e muccinoide degli ultimi cinque anni di cinema italiano. Il bisogno dei due di ritrovarsi nel quotidiano non è un gioco per esorcizzare la noia e l'abitudine, per cercare e concedere il perdono per torti fatti o subiti, per dare sale e pepe all'esistenza, come se il problema della vita fosse trovare il giusto condimento a qualcosa che si dà già per scontato debba essere sciapo e deludente. Lo stesso simbolo che è nel titolo è evidentemente troppo oltre, indica senza esitazioni un orizzonte metafisico, non se ne vergogna. Il corpo della tigre, il suo sguardo fiero e spaventato, è l'Iraq, è la domanda disperata del poeta e amico Fuad che sembra l'unico a non chiedere nulla per sé e invece è quello che si trova veramente in pericolo. Ma l'anima della tigre è oltre. Dove va, nel cuore di Roma, in mezzo a una neve che non è neve, fuori dal circo che l'ha tenuta prigioniera? Cosa cerca? La stessa cosa che cerca Benigni a Baghdad, sperando contro ogni speranza. E che non è (soltanto) la salvezza dalla morte. L'azione del film, e dei due protagonisti, è un movimento verso il senso, che coincide con la salvezza di un rapporto. Quel movimento che il buon Fuad non può, o non riesce a fare.

Postato da: cronachesorprese a 01/11/2005 20:18 | link | commenti (7) |
lo spettatore indigente